Il castagno, il cui nome deriva da Kastanis (città del Ponto dove, secondo Plinio, la presenza del castagno era molto diffusa) è una pianta importata nelle nostre zone dai Romani. È un albero che può arrivare ad un’altezza di trenta metri, ed è estremamente longevo (può arrivare a tremila anni d’età). Possiede una chioma slargata e una corteccia screpolata caratterizzata da profondi solchi irregolari. Appartiene alla famiglia delle Fagacee, come le querce e i faggi, e cresce in presenza di terreni acidi o tuttalpiù neutri. Il legno del castagno, molto resistente all’umidità, è adatto alla creazione di doghe per botti, barche e utensili vari, soprattutto nel campo agricolo e in quello edile. È una pianta molto delicata e climaticamente sensibile: non sopporta le brusche escursioni termiche e vive in zone limitate, molto spesso su terreni decalcificati.

In passato, la castagna, il frutto del castagno, era molto importante per la dieta degli arcensi, in quanto, oltre a essere consumata cuocendola al forno, veniva utilizzata per fare la farina.
Sopra Gambòr, per esempio, si può trovare un’antica piantagione di castagni, la cui presenza risale al 500. In passato, il terreno su ci sorgevano i castagni era di proprietà del Comune di Arco, e ciò imponeva quindi che per il loro sfruttamento venisse pagato al Comune una sorta di affitto. Lo Statuto dei Cento Capitoli, inoltre, dedica la norma 96 alla tutela del castagno, in cui si vieta il taglio da parte degli stranieri.